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Capsulite adesiva: come affrontare la rigidità della spalla

La capsulite adesiva, comunemente nota come spalla congelata, è una condizione clinica caratterizzata da dolore e da una progressiva perdita della mobilità articolare. Questa patologia colpisce la capsula che circonda l'articolazione della spalla, la quale va incontro a un processo di infiammazione, ispessimento e retrazione. Il risultato è una significativa limitazione dei movimenti quotidiani, che può rendere difficili anche le azioni più semplici, come vestirsi o pettinarsi.

Comprendere la spalla congelata

L'articolazione della spalla è racchiusa in una capsula di tessuto connettivo. Nella capsulite adesiva, questa capsula diventa talmente spessa e tesa che il movimento dell'omero all'interno dello spazio articolare risulta ostacolato. Sebbene la causa esatta non sia sempre chiara, si ritiene che una risposta infiammatoria anomala scateni la formazione di tessuto cicatriziale e aderenze che limitano lo scorrimento naturale dell'articolazione.

I sintomi caratteristici della patologia

Il sintomo principale è il dolore sordo o pulsante, che tende a peggiorare durante la notte o quando si tenta di muovere il braccio oltre certi limiti. Oltre al dolore, la rigidità è il segno distintivo: il paziente avverte una resistenza fisica insormontabile nei movimenti di rotazione e sollevamento laterale. A differenza di altre problematiche muscolari, nella capsulite adesiva la rigidità persiste sia durante il movimento attivo (compiuto dal paziente) sia durante quello passivo (compiuto da un operatore).

Le tre fasi della capsulite adesiva

Questa condizione segue solitamente un decorso clinico suddiviso in tre stadi distinti, che possono durare complessivamente da uno a tre anni:

  • Fase di congelamento: dura dai 2 ai 9 mesi. Il dolore aumenta gradualmente e la spalla inizia a perdere la sua escursione articolare.
  • Fase congelata: può durare dai 4 ai 12 mesi. Il dolore può diminuire leggermente, ma la rigidità è massima. La spalla appare quasi bloccata.
  • Fase di scongelamento: dura dai 6 mesi ai 2 anni. La mobilità inizia a migliorare lentamente e il dolore scompare progressivamente fino al recupero funzionale.

Chi è più a rischio?

Alcuni fattori possono aumentare la probabilità di sviluppare questa condizione. Le persone di età compresa tra i 40 e i 60 anni, specialmente di sesso femminile, sono statisticamente più colpite. Inoltre, malattie metaboliche come il diabete mellito o problemi alla tiroide sono spesso associati a un rischio maggiore. Anche l'immobilizzazione prolungata della spalla, magari a seguito di un intervento chirurgico, di una frattura o di un infortunio, può favorire l'insorgenza della rigidità capsulare.

Opzioni di trattamento e riabilitazione

L'approccio terapeutico mira principalmente alla riduzione del dolore e al mantenimento della mobilità residua. Nella fase iniziale, il riposo relativo associato a tecniche di controllo del dolore è fondamentale. Successivamente, la fisioterapia gioca un ruolo cruciale: esercizi di stretching dolce e mobilizzazioni mirate aiutano a prevenire un peggioramento della rigidità. In alcuni casi, il medico può consigliare l'uso di farmaci antinfiammatori o infiltrazioni per gestire le fasi acute del dolore.

Il ruolo dei nutrienti e dei nutraceutici

Nel contesto di un approccio integrato al benessere articolare, l'integrazione alimentare può offrire un supporto interessante. Sostanze naturali con proprietà antinfiammatorie, come la curcuma o l'omega-3, possono aiutare a modulare la risposta flogistica dell'organismo. Inoltre, l'apporto di nutrienti fondamentali per il tessuto connettivo, come il collagene, la glucosamina e la condroitina, può favorire il trofismo della capsula articolare e dei tendini circostanti, supportando il processo di guarigione a lungo termine.

Consigli pratici per la gestione quotidiana

Se sospetti di soffrire di capsulite adesiva, è essenziale evitare movimenti bruschi o carichi eccessivi che potrebbero esacerbare l'infiammazione. Tuttavia, l'immobilità totale è altrettanto dannosa. Mantenere un minimo di movimento fluido all'interno del raggio d'azione non doloroso è la chiave per non "congelare" ulteriormente l'articolazione. Consultare uno specialista nelle prime fasi della sintomatologia permette di impostare un percorso di recupero personalizzato, riducendo i tempi di risoluzione della patologia.