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Riabilitazione della spalla dopo l'intervento di Latarjet

L'intervento di Latarjet rappresenta una delle soluzioni chirurgiche più efficaci per il trattamento dell'instabilità cronica della spalla, specialmente nei casi in cui si sia verificata una perdita ossea a livello della glena. Questa procedura prende il nome dal chirurgo francese Michel Latarjet ed è diventata un gold standard per gli atleti e per chi soffre di lussazioni recidivanti che non rispondono ad altri trattamenti.

In cosa consiste l'intervento di Latarjet?

A differenza della tecnica di Bankart, che si concentra sulla riparazione dei tessuti molli (legamenti e cercine), l'intervento di Latarjet è una procedura di stabilizzazione ossea. Durante l'operazione, un piccolo frammento osseo della scapola, chiamato processo coracoideo, viene rimosso e fissato sulla parte anteriore della glena. Questo non solo aumenta la superficie di contatto articolare, ma crea anche un effetto "amaca" grazie ai tendini attaccati al frammento osseo, che aiutano a mantenere la testa dell'omero in sede durante i movimenti del braccio.

L'importanza cruciale della fisioterapia post-operatoria

Il successo a lungo termine di un intervento di Latarjet dipende per il 50% dall'abilità del chirurgo e per il restante 50% dalla qualità del percorso riabilitativo. La spalla è l'articolazione più mobile del corpo umano e, dopo un intervento così invasivo sulla struttura ossea e tendinea, necessita di un programma di recupero graduale, mirato e personalizzato per evitare rigidità o complicanze.

Le fasi principali della riabilitazione

Il protocollo riabilitativo si suddivide solitamente in diverse fasi temporali, ognuna con obiettivi specifici per garantire una guarigione ottimale dei tessuti e il ripristino della funzione motoria.

Fase 1: Protezione e mobilitazione precoce (Settimane 0-4)

Nelle prime settimane, l'obiettivo primario è proteggere l'innesto osseo e le viti di fissazione. Il braccio viene solitamente tenuto in un tutore, ma la riabilitazione inizia quasi subito con movimenti passivi controllati. In questa fase si lavora sulla mobilità del gomito, del polso e della mano, oltre a esercizi posturali per la scapola, evitando rotazioni esterne forzate che potrebbero sollecitare eccessivamente il sito chirurgico.

Fase 2: Recupero dell'articolarità (Settimane 4-8)

Una volta rimosso il tutore, il focus si sposta sul recupero del range di movimento (ROM). Gli esercizi passivi diventano attivi-assistiti e progressivamente attivi. È fondamentale lavorare sulla mobilità della scapola, poiché una corretta dinamica scapolo-toracica è essenziale per un movimento della spalla privo di dolore. In questa fase si possono introdurre leggeri esercizi di resistenza isometrica.

Fase 3: Rinforzo muscolare e propriocezione (Settimane 8-16)

Dopo circa due mesi, se la guarigione ossea procede correttamente, si inizia il vero e proprio rinforzo muscolare. Si lavora intensamente sulla cuffia dei rotatori e sui muscoli stabilizzatori della scapola. Gli esercizi di propriocezione (equilibrio articolare) sono vitali per rieducare il cervello a gestire la nuova stabilità della spalla, riducendo il rischio di futuri infortuni.

Nutrizione e integrazione per il recupero tissutale

Nel contesto di un portale dedicato alla salute e alla nutraceutica, è importante sottolineare come la biologia del recupero possa essere supportata da un'alimentazione adeguata. Il processo di fusione ossea dell'innesto richiede nutrienti chiave:

  • Calcio e Vitamina D: Fondamentali per la mineralizzazione del frammento osseo trasferito.
  • Proteine e Collagene: Essenziali per la riparazione dei tendini e della capsula articolare incisa durante l'intervento.
  • Antiossidanti e Omega-3: Utili per gestire lo stato infiammatorio naturale del post-operatorio, favorendo una guarigione più fluida dei tessuti molli.
  • Vitamina C: Un cofattore indispensabile per la sintesi del collagene endogeno.

Il ritorno allo sport e alle attività quotidiane

Il ritorno alle attività quotidiane leggere avviene solitamente entro i primi tre mesi, ma per lo sport di contatto o le attività che richiedono sforzi eccessivi sopra la testa, possono essere necessari dai 6 ai 9 mesi. Ogni paziente è unico, e la progressione deve sempre basarsi sui feedback del fisioterapista e del chirurgo ortopedico, monitorando costantemente l'assenza di dolore e il recupero della forza simmetrica rispetto all'arto controlaterale.