L'artrosi di spalla, scientificamente definita omartrosi, è una condizione degenerativa cronica che colpisce l'articolazione della spalla, portando a una progressiva usura della cartilagine. Questa membrana liscia e resistente è fondamentale per permettere lo scorrimento fluido tra la testa dell'omero e la cavità glenoidea della scapola. Quando la cartilagine si assottiglia, le ossa iniziano a sfregare tra loro, provocando dolore, infiammazione e una progressiva perdita di mobilità. Sebbene l'invecchiamento sia il fattore di rischio principale, esistono diverse strategie per rallentare questo processo e mantenere una buona qualità della vita.
Che cos'è l'artrosi di spalla e come evolve
L'articolazione della spalla è una delle più complesse e mobili del corpo umano. Proprio questa grande mobilità la rende soggetta a carichi e usura nel tempo. Nell'omartrosi, il deterioramento cartilagineo non avviene improvvisamente, ma attraversa diverse fasi. Inizialmente si manifestano piccole fessurazioni sulla superficie della cartilagine, che con il tempo si approfondiscono fino a esporre l'osso sottostante. Per compensare la perdita di tessuto, l'organismo produce spesso del tessuto osseo in eccesso ai bordi dell'articolazione, chiamati osteofiti, che limitano ulteriormente il movimento e causano dolore meccanico.
I sintomi principali da monitorare
Riconoscere precocemente i segnali dell'artrosi è fondamentale per intervenire in modo efficace. I sintomi più comuni includono:
- Dolore profondo: spesso localizzato nella parte posteriore o laterale della spalla, che può peggiorare con l'attività fisica o durante il riposo notturno.
- Rigidità articolare: difficoltà a compiere gesti quotidiani come pettinarsi, allacciarsi il reggiseno o sollevare il braccio sopra la testa.
- Crepitii o scricchiolii: sensazione di attrito avvertita durante la rotazione del braccio.
- Perdita di forza: dovuta spesso all'atrofia dei muscoli circostanti causata dal minor utilizzo dell'arto per evitare il dolore.
Strategie per rallentare la degenerazione
Nonostante l'artrosi sia un processo irreversibile, è assolutamente possibile rallentarne la progressione attraverso un approccio conservativo mirato. L'obiettivo primario è ridurre l'infiammazione e mantenere il più possibile l'elasticità dei tessuti molli (tendini e legamenti).
L'importanza della fisioterapia e dell'esercizio
Il movimento è, paradossalmente, la cura migliore per l'artrosi. Una spalla ferma tende a irrigidirsi più velocemente. Un percorso di fisioterapia mirato permette di: rinforzare la muscolatura della cuffia dei rotatori, che aiuta a stabilizzare l'omero e a ridurre il carico diretto sulla cartilagine; migliorare la mobilità articolare attraverso tecniche di terapia manuale e mobilizzazioni passive; e correggere la postura, poiché una scapola mal posizionata può accelerare l'usura articolare.
Il ruolo della nutraceutica e dell'integrazione
Oggi la ricerca scientifica mette a disposizione diverse soluzioni nel campo della nutraceutica per supportare la salute articolare. L'integrazione di sostanze come il collagene di tipo II, la glucosamina e la condroitina può contribuire a fornire i mattoni necessari per il metabolismo della cartilagine. Inoltre, l'utilizzo di sostanze naturali con proprietà antinfiammatorie, come la curcuma o la boswellia, può aiutare a gestire il dolore cronico senza gli effetti collaterali tipici dei farmaci antinfiammatori di sintesi (FANS) assunti per lunghi periodi.
Consigli pratici per la vita quotidiana
Piccoli accorgimenti giornalieri possono fare la differenza nel preservare l'articolazione. È consigliabile evitare di sollevare pesi eccessivi con il braccio teso e preferire movimenti che mantengano il gomito vicino al corpo. Inoltre, l'applicazione di calore locale può aiutare a distendere i muscoli contratti, mentre il ghiaccio può essere utile dopo uno sforzo intenso per calmare l'eventuale infiammazione acuta. In presenza di sintomi persistenti, è sempre opportuno consultare uno specialista per una diagnosi corretta tramite esami radiografici, che permettono di valutare lo stato dello spazio articolare e la presenza di osteofiti, definendo così il percorso terapeutico più idoneo, sia esso conservativo o, nei casi più avanzati, chirurgico.