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Piede piatto: una sindrome reversibile e le strategie per affrontarla

Il piede piatto è una condizione morfologica molto comune, caratterizzata dalla riduzione o dalla totale scomparsa della volta plantare e dalla tendenza del calcagno a deviare verso l'esterno, un fenomeno noto come valgo-pronazione. Sebbene spesso venga vista come una semplice caratteristica anatomica, questa condizione può avere un impatto significativo sulla qualità della vita, influenzando non solo la camminata ma l'intera postura del corpo. Fortunatamente, grazie alle moderne tecniche di fisioterapia e all'uso di soluzioni ortopediche mirate, oggi è possibile gestire questa sindrome in modo efficace.

Che cos'è esattamente il piede piatto

In un piede sano, l'arco longitudinale interno funge da ammortizzatore naturale, distribuendo il peso del corpo in modo uniforme durante la deambulazione. Nel piede piatto, questo arco cede, portando la pianta del piede a toccare quasi completamente il suolo. Questo cedimento è spesso causato dallo scivolamento dell'astragalo, l'osso che collega il piede alla gamba, verso il basso e l'interno. Di conseguenza, il calcagno ruota e l'avampiede subisce una compensazione che altera la dinamica del passo.

Sintomi e ripercussioni sulla postura globale

Il sintomo principale associato al piede piatto è il dolore, che può localizzarsi a livello della pianta del piede, della caviglia o estendersi fino alla gamba. Tuttavia, il piede piatto non è un problema isolato. Essendo la nostra base di appoggio, una sua alterazione si riflette su tutta la catena cinetica. Molti pazienti presentano disturbi associati come:

  • Ginocchio valgo: la rotazione interna del piede porta le ginocchia ad avvicinarsi tra loro.
  • Deviazioni della colonna: un appoggio scorretto può causare compensazioni a livello lombare e dorsale.
  • Affaticamento muscolare: i muscoli delle gambe devono lavorare di più per stabilizzare il passo, portando a stanchezza precoce.
  • Infiammazioni: come la tendinite del tibiale posteriore o la fascite plantare.

Le cause principali: congenite e acquisite

Il piede piatto può essere presente fin dalla nascita (forma congenita) o svilupparsi nel corso della vita (forma acquisita). Nel bambino, il piede piatto è considerato fisiologico fino ai 3-4 anni di età, poiché l'arco plantare si forma gradualmente con la crescita e l'attività motoria. Se però la condizione persiste oltre i 7-8 anni, è necessario intervenire per evitare problemi cronici in età adulta.

Nell'adulto, il piede piatto può insorgere a causa di traumi, obesità, invecchiamento dei tessuti o patologie sistemiche. Le donne tra i 50 e i 60 anni sono tra i soggetti più colpiti, spesso a causa di una degenerazione progressiva dei tendini che non riescono più a sostenere correttamente l'architettura ossea.

Come avviene la diagnosi professionale

La diagnosi inizia con un'osservazione visiva da parte di un professionista della salute. Il paziente viene analizzato sia in posizione statica che durante il cammino. In molti casi, si ricorre a esami strumentali per valutare l'entità della deformazione:

  • Esame baropodometrico: per analizzare la distribuzione dei carichi durante la camminata.
  • Radiografia sotto carico: per vedere l'allineamento delle ossa mentre il piede sostiene il peso del corpo.
  • Risonanza Magnetica o Ecografia: utili per valutare lo stato dei tendini e dei legamenti.

Trattamenti conservativi: plantari e fisioterapia

Nella maggior parte dei casi, il primo approccio è di tipo conservativo. L'obiettivo è ripristinare una corretta distribuzione del peso e ridurre la sintomatologia dolorosa. L'uso di plantari personalizzati è fondamentale: questi dispositivi aiutano a sostenere l'arco plantare, arrestando la degenerazione dei tessuti e migliorando la postura globale.

La fisioterapia gioca un ruolo cruciale attraverso esercizi di rinforzo dei muscoli cavanti del piede e tecniche di rieducazione propriocettiva. Questi esercizi insegnano al corpo a percepire correttamente lo spazio e a reclutare i muscoli giusti per mantenere la volta plantare attiva durante il movimento.

Il ruolo dei nutraceutici nella salute del piede

Un aspetto spesso sottovalutato è il supporto biochimico alle strutture articolari. L'integrazione con nutraceutici specifici, come i condroprotettori (glucosamina, condroitina e collagene), può essere estremamente utile, specialmente nelle forme artrosiche o degenerative. Questi nutrienti aiutano a preservare l'integrità della cartilagine e dei tessuti connettivi, riducendo l'infiammazione e supportando i processi di riparazione naturale del corpo.

Soluzioni chirurgiche mininvasive

Quando le terapie conservative non sono sufficienti, specialmente nei bambini o nei casi gravi di dolore cronico nell'adulto, si può ricorrere alla chirurgia. Oggi esistono tecniche mininvasive, come l'inserimento di una piccola vite (endortesi) nel seno del tarso. Questo intervento stimola i recettori del piede a correggere la posizione delle ossa, permettendo alla volta plantare di assumere una forma fisiologica con tempi di recupero rapidi e minimi disagi per il paziente.