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Artrosi della caviglia: cos'è e come gestirla correttamente

L'artrosi della caviglia è una condizione patologica di natura cronica e degenerativa che colpisce l'articolazione che congiunge la gamba al piede. Caratterizzata dalla progressiva usura della cartilagine articolare, questa patologia può portare a una significativa riduzione della mobilità e a un dolore persistente, influenzando profondamente la qualità della vita quotidiana.

Che cos'è l'artrosi della caviglia?

L'articolazione della caviglia è composta da tre ossa principali: la tibia, il perone e l'astragalo. Queste superfici ossee sono rivestite da uno strato di cartilagine liscio e resistente, che permette lo scorrimento fluido e ammortizza i carichi durante la camminata o la corsa. Quando questo tessuto inizia a deteriorarsi, l'osso sottostante rimane esposto, portando a un attrito diretto tra le superfici ossee. Questo processo innesca una reazione infiammatoria e la formazione di escrescenze ossee chiamate osteofiti, che limitano ulteriormente il movimento.

Sintomi principali e segnali d'allarme

L'insorgenza dell'artrosi alla caviglia è spesso lenta e progressiva. Riconoscere i primi sintomi è fondamentale per intervenire tempestivamente. Tra i segnali più comuni troviamo:

  • Dolore articolare: Inizialmente si manifesta solo dopo sforzi prolungati, ma con l'avanzare della patologia può presentarsi anche a riposo.
  • Rigidità mattutina: La sensazione di avere la caviglia bloccata al risveglio, che tende a migliorare con il movimento leggero.
  • Gonfiore: L'infiammazione cronica può causare un aumento del volume dell'articolazione (edema).
  • Scricchiolii: Sensazione di sfregamento o rumori articolari durante il movimento.
  • Instabilità: Difficoltà a camminare su superfici irregolari e sensazione di cedimento.

Le cause più frequenti

A differenza dell'artrosi dell'anca o del ginocchio, che sono spesso legate all'invecchiamento biologico, l'artrosi della caviglia ha frequentemente un'origine post-traumatica. Circa il 70% dei casi è infatti la conseguenza di traumi precedenti, come fratture del malleolo, della tibia o dell'astragalo, o distorsioni gravi e ripetute nel tempo. Altre cause includono malattie infiammatorie sistemiche (come l'artrite reumatoide), deformità congenite del piede o eccessivo sovraccarico funzionale dovuto a sport ad alto impatto o obesità.

Diagnosi e valutazione clinica

Per una corretta diagnosi è necessario rivolgersi a uno specialista. L'esame clinico valuta il range di movimento, la forza muscolare e la stabilità dei legamenti. Gli esami strumentali più indicati sono solitamente la radiografia sotto carico, che permette di vedere la riduzione dello spazio articolare, e in alcuni casi la Risonanza Magnetica (RMN) o la TC per valutare lo stato dei tessuti molli e dell'osso subcondrale.

Approcci terapeutici e rimedi

Sebbene la cartilagine danneggiata non possa rigenerarsi autonomamente, esistono numerose strategie per gestire il dolore e rallentare la progressione del danno. Gli approcci si dividono in conservativi e chirurgici.

Terapia conservativa e stile di vita

Nelle fasi iniziali, la gestione non chirurgica è la scelta preferenziale. Questa include il controllo del peso corporeo per ridurre lo stress sulle articolazioni e l'uso di calzature adeguate con solette o plantari ammortizzanti. La fisioterapia gioca un ruolo cruciale, focalizzandosi sul rinforzo dei muscoli della gamba e sul miglioramento della propriocezione.

Il ruolo della nutraceutica

L'integrazione alimentare può offrire un supporto prezioso nel mantenimento del benessere articolare. Sostanze come la glucosamina, il condroitin solfato e il collagene idrolizzato sono componenti fondamentali della matrice cartilaginea. Inoltre, estratti naturali con proprietà antinfiammatorie, come la boswellia e la curcuma, possono aiutare a gestire la sintomatologia dolorosa in modo naturale, riducendo la dipendenza dai farmaci antinfiammatori classici (FANS).

Trattamenti infiltrativi e chirurgia

Qualora i rimedi conservativi non fossero sufficienti, lo specialista può consigliare infiltrazioni di acido ialuronico (per lubrificare l'articolazione) o terapie rigenerative con emocomponenti. Nei casi più gravi e invalidanti, si ricorre alla chirurgia, che può spaziare dall'artroscopia per la pulizia articolare fino alla protesi di caviglia o all'artrodesi (fusione dell'articolazione), a seconda dell'età e delle esigenze del paziente.